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Sto tornando. A breve. Forse. Questo post serve sostanzialmente a farmi capire se mi ricordo il funzionamento della piattaforma.

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Il secondo atto dei "Medici" tra risate omeriche e graditi ritorni

Diciamo la verità, in questi mesi noi patiti di period drama siamo stati un po' preoccupati per I Medici. Tutta colpa dell'exploit della prima stagione, mandata in onda da RaiUno nell'autunno 2016: il cast annoverava un premio Oscar e una superstar di Game of Thrones e co-lead della Cerentola di Branagh, che era una ruffianata come un po' tutto ciò che Branagh sta facendo ultimamente ma rimaneva pur sempre un filmone Disney. Le quattro serate erano filate lisce come l'olio toscano, la critica non aveva esattamente gridato al miracolo ma il pubblico (giovane) era andato in visibilio, la cupola del Brunelleschi aveva raggiunto una popolarità mai vista dal suo completamento nel 1471 e, cosa che non guasta, una volta tanto abbiamo fatto una serie tv non completamente inguardabile che non trasformava un personaggio storico in un santino miserevole e senza macchia ad uso e consumo di pensionati immalinconiti dalle carlocontate.
Ma allora quale sarebbe stata la colpa di

Ho letto un libro (ah beh, sì beh...)

Ho letto un libro. (Non è una novità, in realtà: leggo sempre un libro, aNobii è l'unico "social" che io mi preoccupi di aggiornare costantemente e a volte mi prendo fin troppo sul serio nel recensire quanto leggo, tanto che poco dopo mi verrebbe da guardarmi allo specchio e dirmi Ah Augias, ma parla come magni). (Bene, ora attendo querela da Augias).
Detto questo, o "al netto di questo" -- come si usa dire ultimamente, ho letto Wolf Hall di Hilary Mantel. Per chi non lo conoscesse, è il vincitore del Man Booker Prize 2009, cioè (ricerca su Wikipedia m'insegna) il più bel libro scritto in inglese del 2009. Non conosco i concorrenti, ma non mi lamento: Wolf Hall è, semplicemente, un libro strepitoso. Mesmerising, mi vien da dire, visto che l'ho letto in inglese in sessioni lunghissime e ora non so più parlare italiano (e credetemi, pensare in inglese mentre si parla con un barese non è il massimo). E' il libro che mi ha restituito il piacere di non …