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"Who watches tv on tv anymore?": Gossip Girl sbarca su Netflix ed è il vero Black Mirror

Qualche mese fa letto in un articolo che non saprei rintracciare che la sua presenza su Netflix in svariati paesi (da ieri anche in Italia) stava contribuendo a far conoscere Gossip Girl alle nuove generazioni. La cosa mi aveva dapprima stranita, poi quasi offesa: quanti anni credevano che avessi quelli lì, borbottavo tra me e me infilandomi la dentiera? Gossip Girl non era forse finito per sempre da tipo pochi mesi, massimo anni (cit.)?

È bastato qualche minuto per rendermi conto che, effettivamente, il teen drama di Josh Schwartz e Staphanie Savage aveva fatto il suo esordio nel 2007, che nel 2018 era già il corrispettivo di un intero ciclo di liceo più un corso di laurea in Medicina. Senza contare che nei sei anni in cui è andato in onda io ero già leggermente più attempata del suo demographic di riferimento, e infatti avevo spesso una soglia di sopportazione molto bassa nei confronti delle sue trame e sottotrame. 
A chi è vissuto sotto una roccia nutrendosi di solo Breaking Bad p…
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Il cuore lontano dai pensieri: Skam Italia, il remake che convince quando tradisce l'originale

"La serie TV più amata del 2018? È su TIMVISION". A che blasonato titolo d'oltreoceano avete pensato se avete ricevuto questa email lo scorso 22 dicembre? Io a The Handmaid's Tale, dramma distopico fortemente imbevuto di zeitgeist anch'esso distribuito dal servizio on demand di Tim. E invece sorpresa: si trattava di Skam Italia, storia teen di cui molti abbonati non avranno nemmeno sentito parlare, ma che (informava il corpo del messaggio) era stata "eletta miglior serie tv del 2018 da un sondaggio promosso dal Corriere della Sera".


Qui andrebbe fatta una onesta e piccola precisazione: è evidente che un sondaggio online poteva solo soccombere sotto i colpi di click del giovanissimo fandom di questo show, un'armata praticamente invincibile per dimestichezza col web, organizzazione e dedizione. Ma questo non vuol dire che Skam Italia non meriti di essere considerato con una certa attenzione: si tratta infatti di un prodotto che già aveva una sua dign…

"Perché a noi la qualità ci ha rotto il cazzo": "I Medici 2" e la morte dell'ambizione

"A noi la qualità c'ha rotto er cazzo! Viva lammerda!" Con questo grido immortale René Ferretti, indimenticato protagonista di Boris, definiva la filosofia di buona parte (sempre un po' meno, fortunatamente) della fiction prodotta in Italia. È una rivendicazione che mi è tornata prepotentemente in mente mentre, incredula, assistevo al susseguirsi di episodi della seconda stagione di Medici.
I primi due, lo ammetto, mi avevano lasciata cautamente ottimista pur non mancando di qualche difetto. Il vero problema è che nel corso delle settimane quei difettucci si sono ingigantiti fino al grottesco, divorando il poco che c'era di buono (ovvero Contessina e Marcobèllo, le location, un certo e vago qual senso di storicità, l'energia ggiovane del cast). Avevo, nello scrivere quel post, preannunciato che sarei certamente tornata a parlare di quel che in Medici 2non funzionava, e lo farò adesso entrando quanto più possibile nel dettaglio. Devo però iniziare con un verd…

Il secondo atto dei "Medici" tra risate omeriche e graditi ritorni

Diciamo la verità, in questi mesi noi patiti di period drama siamo stati un po' preoccupati per I Medici. Tutta colpa dell'exploit della prima stagione, mandata in onda da RaiUno nell'autunno 2016: il cast annoverava un premio Oscar e una superstar di Game of Thrones e co-lead della Cerentola di Branagh, che era una ruffianata come un po' tutto ciò che Branagh sta facendo ultimamente ma rimaneva pur sempre un filmone Disney. Le quattro serate erano filate lisce come l'olio toscano, la critica non aveva esattamente gridato al miracolo ma il pubblico (giovane) era andato in visibilio, la cupola del Brunelleschi aveva raggiunto una popolarità mai vista dal suo completamento nel 1471 e, cosa che non guasta, una volta tanto abbiamo fatto una serie tv non completamente inguardabile che non trasformava un personaggio storico in un santino miserevole e senza macchia ad uso e consumo di pensionati immalinconiti dalle carlocontate.
Ma allora quale sarebbe stata la colpa di

Il mortale Iron Fist

L'imponderabile è avvenuto nel mezzo di un autunno fin troppo caldo, il 12 ottobre dell'anno del Signore 2018: Netflix ha cancellato una serie Marvel dopo due sole stagioni. In tempi migliori, ovvero da quando Daredevil ha fatto il suo debutto nell'aprile 2015 al momento in cui i meno noti ma rispettabilissimi Jessica Jones e Luke Cage hanno sorpreso col loro, queste collaborazioni della strapotente piattaforma streaming statunitense con Disney/ABC erano state un clamoroso successo di pubblico e critica, una gallina dalle uova d'oro, una rinascita del genere fumettistico in chiave realistica e dark. Un pacchetto di comic book show, insomma, che quasi non avevano l'aria di esserlo e che proprio per questo erano apprezzati da un pubblico esigente e trasversale. Aiutava anche una certa patina di impegno, di diversità: Matt Murdock è cieco, Jessica Jones è una donna il cui intero show gioca sull'allegoria dello stupro e del consenso anticipando il #metoo, Luke Cag…