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"Perché a noi la qualità ci ha rotto il cazzo": "I Medici 2" e la morte dell'ambizione

"A noi la qualità c'ha rotto er cazzo! Viva lammerda!" Con questo grido immortale René Ferretti, indimenticato protagonista di Boris, definiva la filosofia di buona parte (sempre un po' meno, fortunatamente) della fiction prodotta in Italia. È una rivendicazione che mi è tornata prepotentemente in mente mentre, incredula, assistevo al susseguirsi di episodi della seconda stagione di Medici.
I primi due, lo ammetto, mi avevano lasciata cautamente ottimista pur non mancando di qualche difetto. Il vero problema è che nel corso delle settimane quei difettucci si sono ingigantiti fino al grottesco, divorando il poco che c'era di buono (ovvero Contessina e Marcobèllo, le location, un certo e vago qual senso di storicità, l'energia ggiovane del cast). Avevo, nello scrivere quel post, preannunciato che sarei certamente tornata a parlare di quel che in Medici 2non funzionava, e lo farò adesso entrando quanto più possibile nel dettaglio. Devo però iniziare con un verd…
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Il secondo atto dei "Medici" tra risate omeriche e graditi ritorni

Diciamo la verità, in questi mesi noi patiti di period drama siamo stati un po' preoccupati per I Medici. Tutta colpa dell'exploit della prima stagione, mandata in onda da RaiUno nell'autunno 2016: il cast annoverava un premio Oscar e una superstar di Game of Thrones e co-lead della Cerentola di Branagh, che era una ruffianata come un po' tutto ciò che Branagh sta facendo ultimamente ma rimaneva pur sempre un filmone Disney. Le quattro serate erano filate lisce come l'olio toscano, la critica non aveva esattamente gridato al miracolo ma il pubblico (giovane) era andato in visibilio, la cupola del Brunelleschi aveva raggiunto una popolarità mai vista dal suo completamento nel 1471 e, cosa che non guasta, una volta tanto abbiamo fatto una serie tv non completamente inguardabile che non trasformava un personaggio storico in un santino miserevole e senza macchia ad uso e consumo di pensionati immalinconiti dalle carlocontate.
Ma allora quale sarebbe stata la colpa di

Il mortale Iron Fist

L'imponderabile è avvenuto nel mezzo di un autunno fin troppo caldo, il 12 ottobre dell'anno del Signore 2018: Netflix ha cancellato una serie Marvel dopo due sole stagioni. In tempi migliori, ovvero da quando Daredevil ha fatto il suo debutto nell'aprile 2015 al momento in cui i meno noti ma rispettabilissimi Jessica Jones e Luke Cage hanno sorpreso col loro, queste collaborazioni della strapotente piattaforma streaming statunitense con Disney/ABC erano state un clamoroso successo di pubblico e critica, una gallina dalle uova d'oro, una rinascita del genere fumettistico in chiave realistica e dark. Un pacchetto di comic book show, insomma, che quasi non avevano l'aria di esserlo e che proprio per questo erano apprezzati da un pubblico esigente e trasversale. Aiutava anche una certa patina di impegno, di diversità: Matt Murdock è cieco, Jessica Jones è una donna il cui intero show gioca sull'allegoria dello stupro e del consenso anticipando il #metoo, Luke Cag…

Ho letto un libro (ah beh, sì beh...)

Ho letto un libro. (Non è una novità, in realtà: leggo sempre un libro, aNobii è l'unico "social" che io mi preoccupi di aggiornare costantemente e a volte mi prendo fin troppo sul serio nel recensire quanto leggo, tanto che poco dopo mi verrebbe da guardarmi allo specchio e dirmi Ah Augias, ma parla come magni). (Bene, ora attendo querela da Augias).
Detto questo, o "al netto di questo" -- come si usa dire ultimamente, ho letto Wolf Hall di Hilary Mantel. Per chi non lo conoscesse, è il vincitore del Man Booker Prize 2009, cioè (ricerca su Wikipedia m'insegna) il più bel libro scritto in inglese del 2009. Non conosco i concorrenti, ma non mi lamento: Wolf Hall è, semplicemente, un libro strepitoso. Mesmerising, mi vien da dire, visto che l'ho letto in inglese in sessioni lunghissime e ora non so più parlare italiano (e credetemi, pensare in inglese mentre si parla con un barese non è il massimo). E' il libro che mi ha restituito il piacere di non …

Giovani, belli e soprattutto inglesi

Con questo post inizio una nuova rubrica in collaborazione con Sandrina del mio cuore che  avrà cadenza un po' quando ci pare, in cui abbiamo intenzione di mettere a confronto di volta in volta due diversi bei manzi dello star system a condizione che siano rigorosamente britannici e voi potrete votare per l'uno o per l'altro! I due candidati che inaugureranno la rubrica sono stati scelti perché un po' di tempo fa in una camera d'albergo di Roma io e Laura abbiamo partecipato ad un accesso dibattito su una nodosa e delicata questione : chi è meglio tra Ed Westwick e Robert Pattinson? Questi sono i veri problemi, altro che la fame nel mondo! Sono sicura che come noi altre migliaia di persone si interrogano sulla questione, o forse no,  ma tanto a noi che importa? Quindi signore e signori all'angolo rosso abbiamo Ed Westwick aka Chuck Bass di Gossip Girl e all'angolo blu Robert Pattinson meglio conosciuto come Edward di Twilight. Dopo che verranno sottoposti a…

Bari: Croce veste Prada, e i libri?

Circa un anno fa in via Sparano, a Bari, sono iniziati dei lavori presso la libreria Laterza.
O meglio, presso la fu libreria Laterza. Perché suddetti lavori servivano a  piazzare in via Sparano un negozio Prada, con ciò dimezzando lo spazio dello storico punto vendita dell'editrice barese, il cui ingresso viene ora relegato a una porticina in via Dante.
Nel corso dei lavori, la libreria ha deciso (forse per pubblicità inversa, tanto La Feltrinelli è poco più in là) di esporre una foto antica, in bianco e nero, di quello stesso angolo e quello stesso negozio, ma in tempi in cui i libri si vendevano e a qualcuno importava financo di venderli in pieno centro, poco oltre Gucci e Vuitton, con una vetrina sconfinata e zeppa di titoli e una bella insegna bianca e rossa.
Altri tempi, appunto. Poco importa, poi, che ora la targa in memoria di Benedetto Croce, vale a dire questa qui:

campeggi ora sopra una vetrina destinata a scarpe, borsette e affini, mentre per comprare un libro bisogner…