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"Who watches tv on tv anymore?": Gossip Girl sbarca su Netflix ed è il vero Black Mirror

Qualche mese fa letto in un articolo che non saprei rintracciare che la sua presenza su Netflix in svariati paesi (da ieri anche in Italia) stava contribuendo a far conoscere Gossip Girl alle nuove generazioni. La cosa mi aveva dapprima stranita, poi quasi offesa: quanti anni credevano che avessi quelli lì, borbottavo tra me e me infilandomi la dentiera? Gossip Girl non era forse finito per sempre da tipo pochi mesi, massimo anni (cit.)?


È bastato qualche minuto per rendermi conto che, effettivamente, il teen drama di Josh Schwartz e Staphanie Savage aveva fatto il suo esordio nel 2007, che nel 2018 era già il corrispettivo di un intero ciclo di liceo più un corso di laurea in Medicina. Senza contare che nei sei anni in cui è andato in onda io ero già leggermente più attempata del suo demographic di riferimento, e infatti avevo spesso una soglia di sopportazione molto bassa nei confronti delle sue trame e sottotrame. 

A chi è vissuto sotto una roccia nutrendosi di solo Breaking Bad posso dire riassumendo stringatamente che Gossip Girl parlava di un manipolo di liceali dell'élite di Manhattan la cui vita è monitorata e talvolta rovinata da un blog - Gossip Girl, appunto - che si diverte a riportare dettagli anche delicati e intimi su di loro, le loro famiglie e le loro relazioni grazie alle soffiate di una rete pressoché infinita di adolescenti incapaci di farsi i fatti propri. Come il suo prozio Beverly Hills 90210 la serie si serviva di un paio di fratelli outsider, Dan (Penn Badgley, ora in You) e Jenny (Taylor Momsen, ex bambina del Grinch) Humphrey, per "guidare" lo sguardo incantato dello spettatore e presumibilmente per richiamarne l'identificazione (anche se a quanto ne so gli Humphrey erano tra i personaggi meno graditi della storia), e come in The O.C. degli stessi Schwartz e Savage l'outsider protagonista si innamorava della più bella e ricca del circondario: Serena van der Woodsen (Blake Lively), altissima, gnocchissima, biondissima, problematicissima, carismaticissima, di ritorno alla Grand Central sulle note di Young Folks proprio all'inizio dell'episodio pilota.

Something from Fitzgerald

Come l'aspirante scrittore Dan nota più avanti nella serie, l'Upper East Side che fa da sfondo alle vicende di questi privilegiati scalmanati sembra uscito dalle pagine di Fitzgerald e Thackeray: sontuoso, elitario, popolato da ragazzini che si comportano da adulti e adulti dall'immaturità e le turbe amorose degne della scuola elementare. Né la citata opulenza era apparente: lo show era effettivamente girato tra esclusivi locali e hotel newyorchesi (con incursioni a Parigi e negli Hampton) e i grandi marchi vestivano regolarmente i suoi numerosi e scandalosamente attraenti personaggi, i cui outfit (svariati a episodio) finivano forse per la prima volta scrutinati su Internet con tanto di costo, link per l'acquisto e copie a prezzi abbordabili.

Il vero cuore dello sviluppo narrativo erano in effetti i party nel corso dei quali venivano sfoggiate queste meraviglie griffate, e ogni episodio aveva il suo tra un brunch domenicale, un ballo delle debuttanti, una festa in maschera, un evento di beneficenza e così via: d'altronde, come diceva Nino Manfredi in Roma bene, solo i poveracci hanno bisogno di un motivo per dare una festa. La formula di questi eventi era fissa al punto da divenire un marchio di fabbrica copiatissimo e prevedibile al secondo: vi convenivano, non si sa come, praticamente tutti i personaggi principali, spesso incazzati gli uni con gli altri e impegnati a inseguirsi per fare le recriminazioni del giorno. Di solito almeno una coppia ne usciva separata e una riunita, mentre una terza non ne usciva affatto perché finiva imboscata in una camera da letto.

People like me don't write books, they're written about

Una grossa differenza rispetto a Beverly Hills o lo stesso The OC si annidava proprio in questo: i protagonisti non risultavano "come noi". Le loro angustie erano la quintessenza  dei classici problemi da prim(issim)o mondo: famiglie disfunzionali, padri assenti, nonne classiste, ammissioni a college blasonati, sesso inopportuno sui banconi di hotel di stralusso. In uno degli episodi simbolo della prima stagione, Nate Archibald (Chace Crawford) si vedeva invitato a regalare alla sua presto-ex-ragazza Blair Waldorf (Leighton Meester) il prezioso anello di fidanzamento della madre nel tentativo disperato di salvare dal tracollo economico la sua famiglia col sostegno di quella di lei: praticamente una roba da period drama (e infatti la puntata finiva a balletti burlesque). E l'ho già detto che Nate non amava Blair, ma la sua glamourissima migliore amica Serena? Certo, più o meno tutti abbiamo esperienza di delusioni amorose e corna, ma mentre noi litigavamo coi 100 sms gratis cercando di salvare le nostre borsette dagli scippi del 64 loro si confrontavano al vertice della piramide sociale della Grande Mela. Il messaggio non era tanto che anche i ricchi piangono, quanto piuttosto che i ricchi piangono in vestiti costosi sorseggiando champagne su un volo intercontinentale privato; e noi muti.


Va da sé che le vite di questi ragazzi dovessero essere scandalose, pericolose, addirittura dissolute, e in teoria lo erano: la promozione ci marciò parecchio. La verità era che gli scandali e la dissolutezza erano centellinati, accennati, spesso stigmatizzati dalla trama; e soprattutto a partire dalla seconda stagione i subplot diventano di un infantilismo quasi agghiacciante (anche le più scatenate fan di Blair Waldorf sono state duramente messe alla prova nel proprio atto di fede) mentre i buoni sentimenti e i cari vecchi valori tradizionali tornavano a farla da padrone, come se gli showrunner Schwartz e Savage avessero iniziato a tirare il freno a mano per timore di un'imminente scomunica papale.

Ma la tagline della prima stagione parlava chiaro: You're nobody until you're talked about, e di Gossip Girl si parlava tanto e continuamente. Nonostante la parabola a precipizio dal punto di vista qualitativo, o forse proprio grazie a essa, il teen drama CW ha chiuso il suo corso nel 2012 con la soddisfazione di avere un po' segnato la storia del suo genere e della cultura pop in modi che forse nessuno si aspettava, lanciando mode, creando star, generando epigoni e consolidando quel nostro speciale gusto di parlare male dei propri guilty pleasure online: la serie era ancora ben lontana dall'arrivare a metà del suo corso quando ha iniziato a digievolversi da interessante social commentary a ridicola e immane trashata, ma proprio allora i suoi fan più frustrati hanno iniziato a trovare conforto in recap che sottolineavano tutte le contraddizioni dei suoi rapidissimi e farseschi colpi di scena stemperando tra battute e parodie quello che avrebbe potuto facilmente diventare un boicottaggio di massa per sfinimento.

It's only been two years since we left here and it feels like twenty

Com'è invecchiato Gossip Girl? Non c'è una risposta univoca. A riguardarlo alla luce del dibattito sulla diversity a Hollywood è innegabile che si tratti di una delle cose più bianche ed eterosessuali mai prodotte. Alla luce del #metoo risulta ancora peggio, dal momento che certi risvolti della storia tra Chuck e Blair avrebbero fatto bene a restare nell'ambito della Parigi anni '20 in cui i due amavano immaginarsi.  

Per molti versi però continua comunque ad essere infinitamente meglio delle sue copie, se non altro perché sapeva essere talmente folle da risultare geniale e i suoi personaggi vestivano troppo bene per finire nel dimenticatoio col resto dei fantasmi delle serie tv passate. Ma soprattutto perché dietro a tutta la fuffa e a quelle sottotrame grottescamente insulse lo script nascondeva un'irresistibile arguzia: le uscite di Blair, Chuck e occasionalmente Dan, Eric e Serena sono piccoli capolavori di cinismo, sarcasmo, critica sociale e velata, autoironica amarezza.

Né possiamo dimenticarci dell'indubbio carisma del cast, ancora seguitissimo: se Blake Lively è al momento l'unica tra i regular con un posto d'onore nel mondo del cinema va detto anche che Leighton Meester ha una discreta carriera musicale parallela (oltre ad avere sposato Seth Cohen), Penn Badgley è oggi protagonista di una nuova serie ed Ed Westwick si è regolarmente diviso tra film e tv almeno finché non è stato colpito da un paio di accuse di molestie (il tribunale gli ha dato ragione, ma sembra la fidanzata l'abbia lasciato). E non è finita, perché nelle sue sei stagioni la serie ha ospitato tra gli altri Sebastian Stan, Armie Hammer, e Aaron Tveit, col tempo diventati apprezzati idoli del grande schermo.



DescriÉlite 

DescrizionÉlite 

Ma quello che ancora oggi distingue Gossip Girl dal sottobosco di figli spuri più o meno riusciti è il suo modo, forse neanche intenzionale e perciò ancora più impressionante, di accompagnare se non anticipare la rapida evoluzione della tecnologia e del voyeurismo che l'ha accompagnata negli ultimi anni e che presumibilmente ancora l'accompagnerà. Penn Badgley ha giustamente notato che lo show si basava sull'idea di un gruppo di ragazzi spiati contro la loro volontà, una realtà in seguito sfociata in ragazzi che si mettono volontariamente in piazza per mezzo dei social network; ma è impossibile non pensare a Gossip Girl leggendo (di) una pagina Spotted (così esordivano i post che nel blog segnalavano la presenza di Serena and co. in questo o quel luogo pubblico) o, se estremizziamo un po', di uno dei famigerati gruppi chiusi in cui circolano immagini anche intime di persone ignare.

Gli Upper East Siders sono anche i primi personaggi che io ricordi di aver visto smanettare col cellulare o il pc in una serie tv quando neanche avevo uno smartphone e per mandare una fotografia dovevo inviare un mms che costava una piccola fortuna. Serena e Blair sono il primo duo di amiche che abbia visto immortalarsi in una serie di autoscatti quando ancora non erano considerati un inedito fenomeno sociale né si chiamavano selfie. E vogliamo parlare dello streaming online? È di Eric Van Der Woodsen la profetica e retorica domanda "Who watches tv on tv anymore?", una delle mie battute preferite perché dal mio punto di vista non era ancora vera, allora, ma lo è sicuramente diventata.

Happiness doesn't seem to be on the menu

Il series finale di Gossip Girl risale al 2012, perciò mi perdonerete se assumo l'abbiate già visto. Se però qualcuno ha vissuto sotto la roccia di cui sopra questo è il momento opportuno per smettere di leggere, perché sto per disquisire di dettagli spoilerosi.

Premessa che servirà anche a separarvi ulteriormente dagli spoiler: shipp(av)o Chuck e Blair quindi non infuriatevi con me perché il vostro nemico non sono io.

L'episodio in questione mi ha dato da pensare molto a lungo, sicuramente più di quanto abbia fatto con le ultime tre stagioni messe assieme che tendo a considerare un filler indistinto tra il flop della terza stagione e il finale stesso. Nonostante fosse a tutti gli effetti un lieto fine, infatti, New York I Love You, XOXO conteneva una serie di scelte narrative a tratti preoccupanti o discutibili, se non addirittura disturbanti. Procedendo per punti:

  • La rivelazione, peraltro forse la meno attesa della storia del tubo catodico, dell'identità di Gossip Girl in Dan Humphrey: il colpo di scena era talmente insensato che ancora adesso siti internet e buona parte del cast continuano a dubitarne e contestarlo. Parlare del perché l'idea non abbia senso e di quanto sia brutta, deprimente e quasi esasperante implicherebbe dare a Gossip Girl una dignità che non ha né vuole e vi rimando a questo articolo per avere solo una manciata di ragionamenti messi assieme da chi ha più pazienza di me: per parte mia mi limiterò a dire che la faccenda rattrista perché costringe a rileggere ogni azione e parola di Dan dall'inizio dei tempi, e non certo in positivo. Penn Badgley ha riparlato recentemente della cosa evidenziando che "c'è un lato, in quello che [Dan] stava facendo a tutti loro, di sociopatia, di manipolazione, di sopruso" (traduzione mia). Alla luce di tutto ciò è stupefacente che nello stesso episodio Serena sposi quello che, per farla spicciola, si è appena rivelato essere il suo stalker.
  • A proposito di matrimoni, il series finale è anche l'episodio del molto desiderato Chair wedding. Che sarebbe una gioia per qualcuno (il dibattito è aperto), non fosse che la cerimonia viene organizzata in due minuti e mezzo per evitare che Blair vada alla sbarra a testimoniare contro Chuck a proposito della (seconda) morte del suo diabolico padre. E dopo un salto temporale di cinque anni ci viene anche presentato il loro bambino: si chiama Henry, ovvero ha lo stesso nome che Chuck si era dato quando è fuggito in Europa a rifarsi una vita lontano da New York con Clémence Poésy.
  • Qualcuno ha parlato di Bass diabolici? Lo zio di Chuck Jack (Desmond Harrington) – uno che aveva cercato di rubargli l'eredità e l'aveva spinto sull'orlo del suicidio per poi tentare anche di prendersi il suo hotel, distruggere la sua relazione con Blair e stuprare Lily van der Woodsen (Kelly Rutherford)  – viene accolto in famiglia e nella più ristretta cerchia di amici come se nulla fosse mai accaduto, un semplice parente simpa che di tanto in tanto fa un salto a casa. 
  • Stesso discorso del resto applicabile alla sua fidanzata Georgina (Michelle Thrachtenberg), altra sociopatica che in fondo è solo arrivata a stalkerare Serena e fingersi un'altra persona per separarla da Dan. No biggie.
  • Lascia l'amaro in bocca anche il finale di Nate Archibald, il bellone dall'inamovibile ciuffo biondo incrostato sulla fronte che per sei stagioni tenta di emanciparsi dalla famiglia di scaltri e ambiziosi politici solo per ritrovarsi candidato sindaco di New York. E quando parlo di amaro in bocca non è per il suo idealismo scontratosi tragicamente contro la pragmatica realtà delle dinastie americane, ma proprio per New York: è evidente che se se lo ritrovasse come sindaco sarebbe una città spacciata.
  • Il vero elefante nella stanza è però Lily, che dopo avercela menata con Rufus (Matthew Settle) per anni è tornata con quell'ex marito che per riavvicinarla a sé le aveva diagnosticato un cancro di sua invenzione e prescritto finti farmaci.
Probabilmente sto dimenticando qualcosa (magari mi farò un bel rewatch), ma ecco la mia considerazione: il preteso happy ending di Gossip Girl mi sembra al limite dell'amarognolo, sbagliato, problematico; come se piuttosto che rimettere le cose a posto le piazzasse in giro un po' a caso là dove ci creeranno più grattacapi. Davvero Chuck e Blair non ripenseranno mai a quella volta che lui l'ha scambiata per un hotel? Davvero Serena resterà con quello che sparlava di lei su Internet o è più probabile che torni tra le braccia del sindaco più scarso che New York vedrà mai, rimasto convenientemente single? Ma soprattutto, davvero questa gente vuole Jack Bass a tavola con sé al Ringraziamento? 



Sono domande che potrebbero avere solo risposta in un sequel-reboot che probabilmente e fortunatamente  non vedremo mai. Il dubbio che resta è se Schwartz e Savage non ci abbiano rifilato questo finale raffazzonato e indigesto per celebrare l'edonismo superficiale della loro creatura in un riverbero di scatto immorale e ribadire che no, Gossip Girl non ha mai avuto senso né coerenza, e cercarvi l'uno o l'altra sarebbe solo un'inutile perdita di tempo: era solo il black mirror in cui ci farci rivedere senza neanche il bisogno di ambientarsi in un futuro distopico fagocitato dalle tecnologie. Senza saperlo noi ci siamo visti come eravamo o saremmo diventati nella nostra illogicità e sconclusionatezza, nel nostro narcisismo e nella nostra illusione di essere già adulti. E sempre senza quasi volerlo esso ci mostrava non solo per nulla saggi e navigati come ci credevamo, non solo pettegoli e rancorosi, ma neanche ricchi come quei disgraziati dell'Upper East Side.

(Tutte le immagini appartengono alla CW)

PS: Chuck in real life

In questo poscritto riporto qualche inciucio dal dietro le quinte per chi abbia vissuto sempre sotto la famosa pietra o fosse all'epoca troppo giovane per averne memoria: Blake Lively (Serena) stava con Penn Badgley (Dan), Leighton Meester (Blair) stava con Sebastian Stan (Carter Baizen), Ed Westwick (Chuck) stava con Jessica Szohr (Vanessa). Westwick e Crawford hanno condiviso un appartamento durante le riprese, se non erro anche con Stan per un periodo, e Crawford è stato invitato al recente matrimonio di Badgley, ma non sembra ci siano contatti tra il resto del cast anche se all'epoca sembrava ragionevolmente affiatato. 
Quando è scoppiato il caso Westwick qualcuno ha notato che Leighton Meester sembrava averlo unfollowato su instagram: è stato fatto notare che non era vero, nel senso che non lo aveva proprio mai seguito. Ouch.

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Ma allora quale sarebbe stata la colpa di